Dichiarazioni che fanno riflettere

In questi giorni si è parlato molto di McNulty, Del Toro, VDP e di tutti quelli che si sono rivelati i protagonisti di questo mondiale canadese. Si è parlato inevitabilmente anche di Seixas ma forse si potrebbe dire che lui ha fatto molto parlare di sé. Prima della prova in linea si era esposto dicendo che ogni risultato che non fosse stato il primo posto sarebbe stato un risultato deludente. Per forza di cose, direi, gli occhi erano puntati su di lui domenica, quantomeno i miei.

Non sapevo bene cosa aspettarmi da lui, sappiamo che un conto sono le dichiarazioni e un altro sono i 273,7 Km da percorrere. Mi ha particolarmente colpito che un ragazzo così giovane e oggettivamente privo di esperienza abbia fatto dichiarazioni del genere e pensi sostanzialmente che l’unica cosa che conta è la vittoria. Non fraintendetemi, so bene che vincere conta e che non sarà il nome del secondo arrivato a essere ricordato dai più. Quello che intendo mettere a fuoco è che sembra che per Seixas la crescita come atleta passi attraverso la vittoria soltanto.

Per lui, che non aveva mai percorso prima una lunghezza del genere in gara, essere lì per la prima volta non era solo occasione di crescita ma anzi la crescita non ci sarebbe stata senza la vittoria. Per molti, come abbiamo sentito spesso dire da atleti alle prime esperienze in altre occasioni, arrivare su determinati palcoscenici rappresenta già il raggiungimento di un obiettivo ed è solo l’occasione per potersi migliorare ancora, senza nulla da perdere. Mi ha particolarmente impressionato sentirlo affermare che la sua prestazione è stata “una vergogna” perché ha commesso “errori da ragazzino” (cfr @eurosportitalia). Paul, tu sei un ragazzo.

Un enfant prodige da proteggere

Non è mia intenzione sminuire le sue emozioni a caldo al termine di una gara difficilissima, anzi ci mostrano ancora di più chi è Paul. Però credo sia anche giusto portare un dato oggettivo: arrivare a giocarsi fino agli ultimi chilometri un mondiale è per pochi, ancor meno della sua età. Quello che ha fatto si può già considerare straordinario e ci fa già sognare per le prossime gare e per i prossimi anni. Tuttavia, a lui non basta. Ha un atteggiamento molto duro nei suoi confronti, almeno di fronte alle telecamere, che mi fa temere per il futuro della sua carriera.

Forse esagero, forse it’s not that deep, ma spero tanto che nel suo team, nei suoi affetti, ci sia qualcuno che gli ricordi che quello che fa è oggettivamente notevole (anche bello direi, visto lo spettacolo che regala) e che può essere fiero di essere un ragazzino che ha appena corso i mondiali di ciclismo a 19 anni. Alla fine, non può cambiare quello che sostanzialmente è: un diciannovenne alle sue prime esperienze. Potrà anche avere tutto l’aiuto del mondo e un team incredibile alle sue spalle ma questo non può cambiare il fatto che certe esperienze deve farle con le sue gambe (letteralmente) e deve capire in prima persona cosa può funzionare o meno per il suo fisico. E purtroppo non sempre si può prevedere prima di trovarsi nel bel mezzo delle difficoltà.

Non è semplice prevedere con quale stato d’animo affronterà le prossime sfide. Ha il peso di un’intera nazione sulle sue spalle, compagni di squadra e proprietà che puntano su di lui per fare il salto di qualità. Questo sì, it’s that deep. Tante volte il peso delle aspettative grava le persone fino a bloccarle completamente e lo vediamo in tutti gli ambiti della vita. Forse è il caso per qualcuno di fare un passo indietro e lasciarlo crescere con ritmi più ragionevoli?