Nessuno è rimasto sorpreso quando Pogačar si è piazzato nuovamente sul gradino più alto del Tour de France. Sapevamo benissimo che senza Vingegaard lo sloveno non avrebbe avuto rivali e infatti così è stato. Guardando questo dato oggettivo dall’esterno, verrebbe da pensare che il Tour sia stato estremamente noioso e senza colpi di scena. Per certi versi è stato così: un leader ben saldo in classifica generale non fa certo preannunciare grandi battaglie nell’ultima settimana. Tuttavia, voglio soffermarmi su alcuni episodi che hanno reso speciale questo Tour e che possono dimostrare anche ai più scettici che ci si può divertire anche con Pogačar che vince qualsiasi competizione a cui partecipa.

Comincio proprio con Pogačar. Lo abbiamo visto tante volte vincere ma quante volte l’abbiamo visto fare il gregario in maglia gialla? Già di per sé questo fa notizia ed è ancora tutto più bello se si va a vedere con quale atteggiamento ha affrontato questa situazione. L’attenzione, quasi dolcezza direi, con cui ha seguito Del Toro è stata unica: non si è trattato solo di un rapporto tra allievo e maestro ma di un rapporto di amicizia che faceva capolino nei sorrisi che si aprivano una volta tagliato il traguardo. Il ciclismo in questo senso è unico: vediamo spesso corridori sacrificarsi per la vittoria di uno solo compagno di squadra, sapendo bene che sul palco loro non ci finiranno mai. Il fatto che Pogačar abbia voluto calarsi in quella posizione, sebbene solo per qualche tappa, fa ben vedere come quel ruolo sia fondamentale e imprescindibile nella riuscita di qualsiasi tattica.

Collegandomi a questo punto, vorrei soffermarmi su Simmons. Mi sono piaciuti tantissimo il suo modo di fare, la sua grinta, il suo carattere, la sua forza e la sua determinazione. Avere a disposizione una persona di questo tipo in squadra può fare la differenza e difatti la LidlTrek ha vinto la maglia verde e la classifica a squadre. Bisogna anche notare che Simmons ha fatto grandissime prestazioni con i suoi baffoni e capelli al vento, in barba a tutte le leggi dell’aerodinamica. A dimostrazione che, forse, a fare la differenza non è il numero di peli sul corpo.

L’apprezzamento va anche a Carapaz, vincitore di due tappe e della maglia a pois. Mi ha fatto proprio piacere vederlo tornare a vincere al Tour e ancor di più che abbia ottenuto la maglia a pois. In un gruppo in cui i giovani si fanno sempre più avanti, è bello vedere che qualcuno della vecchia guardia resiste ancora e riesce a guadagnarsi un posto in primo piano.

Non è infatti possibile ignorare le prestazioni dei giovani Del Toro e Seixas. Entrambi hanno fatto un Tour comportandosi come corridori più esperti di loro portando a casa degli ottimi risultati. A mio avviso, tra i due è stato più impressionante Seixas per diversi motivi. In primo luogo, aveva l’intera responsabilità della squadra sulle sue spalle e la buona riuscita di questo Tour dipendeva da lui. In secondo luogo, non aveva una squadra come quella della UAE e un gregario come Pogačar nelle ultime tappe. Infine, la giovanissima età e la generale inesperienza su grandi palcoscenici lo hanno sicuramente messo in una posizione inizialmente difficile. Entrambi erano al loro debutto al Tour ed entrambi hanno fatto vedere numeri e prestazioni che ci permettono di viaggiare lontano con l’immaginazione. Il futuro del ciclismo è alle porte e siamo solo all’inizio delle numerose sfide che ci attendono nei prossimi anni.