Per due motivi ho voluto aspettare la fine del Giro Women per scrivere un articolo conclusivo sui due grandi giri italiani: in primo luogo, il Giro d’Italia non mi ha lasciato molte emozioni quest’anno e volevo prendermi tempo per riflettere; in secondo luogo, volevo vedere il Giro Women per fare un confronto.
Giro d’Italia
Alla fine della prima settimana era già abbastanza chiaro che Vingegaard non avrebbe avuto rivali, cosa che si è confermata ogni giorno di più. Era diventato evidente che ogni arrivo in salita sarebbe stato suo (con infatti un’unica concessione al suo compagno di squadra) e vederlo salire con quella facilità non faceva altro che confermare le aspettative. Per certi versi assomigliava a Pogačar ma stranamente non mi entusiasmava allo stesso modo. Vingegaard dominava con una facilità impressionante, vinceva tappe con arrivi in salita senza temere rivali, come abbiamo visto spesso fare allo sloveno. Eppure, non mi ha lasciato le stesse sensazioni.
Riflettendo, sono arrivata alla conclusione che la differenza risieda nella personalità che viene mostrata al pubblico: Pogačar regala più spettacolo, si lancia in imprese folli per chiunque altro, saluta e scherza di fronte alla telecamera, regala borracce ai bambini per strada. Vingegaard, d’altra parte, è più riservato, studia molto bene la strategia da mettere in atto e si attiene al piano, rimane molto concentrato nelle competizioni e sembra essenzialmente più introverso. Non si tratta, quindi, di una diversità a livello di performance e risultati raggiunti: entrambi hanno vinto un Giro dominando in ogni tappa senza avere nessun rivale. Anzi, Vingegaard ha completato la tripla corona con questa vittoria, cosa che a Pogačar manca. Una performance impeccabile per un risultato che va a coronare la sua brillante carriera. Io per prima ho dunque dovuto rivalutare questo atleta: è innegabile che abbia fatto qualcosa di grande e che si ricorderà per tempo.
Per quanto riguarda il Giro d’Italia in sé, ho trovato le tappe e il percorso interessante, forse di più rispetto ad altri anni, ma l’assenza di un vero avversario per il danese lo ha reso inevitabilmente più monotono a livello di classifica generale. Ci sarebbe da aprire un intero discorso sull’assenza di atleti di primissimo livello ma non è questo il momento.
Giro d’Italia Women
Ciò che non è stato assolutamente monotono è stato il Giro d’Italia Women. La classifica generale è rimasta aperta fino agli ultimi chilometri dell’ultima tappa e ha catturato la mia attenzione per tutta la sua durata. Le vittorie fantastiche di Balsamo, la sfida Van der Breggen contro Vollering, l’ultimo rilancio di Longo Borghini: ogni singola sua parte è stata entusiasmante. Tra Giro d’Italia e Giro Women ho sicuramente preferito quest’ultimo proprio per i motivi appena citati. Bisogna notare che anche Vollering con questa vittoria completa la sua tripla corona, fatto che rende la sua performance ancor più significativa.
Ho trovato solo un’unica pecca: la scarsissima copertura Rai. Francamente trovo inaccettabile che non vengano trasmessi i momenti più importanti delle tappe in diretta, soprattutto quando la gara si dimostra giorno dopo giorno sempre più aperta. Non venitemi a parlarmi degli sponsor: lasciamoli da parte per un momento e concentriamoci sulla performance e sul gesto atletico. Confrontiamo le tappe finali del Giro uomini e donne. La tappa finale del Giro uomini è tradizionalmente dedicata ai festeggiamenti e ai velocisti e viene sempre rigorosamente trasmessa in diretta, con il risultato di avere qualche ora dove vediamo solamente ciclisti che festeggiano e brindano (cosa carina, non fraintendetemi) e i telecronisti in difficoltà per decidere come riempire il tempo.
La tappa finale del Giro Women, per come è costruita la competizione, è invece corsa vera e di conseguenza più interessante. Quest’anno ha deciso la vincitrice del Giro negli ultimi chilometri eppure non solo non è stata fatta vedere integralmente (come tutte le altre tappe del resto) ma non è stata data la copertura nemmeno ai passaggi fondamentali. Sembra proprio che a contare non sia la performance e lo spettacolo puro. Ma cos’altro quindi? Limitandoci a considerare la competizione e lo spettacolo offerto dalle ultime tappe di questi due grandi Giri, è stata davvero la scelta giusta? È davvero quello che serve al ciclismo dei nostri tempi?

Buongiorno,
io non vado a vedere i dati degli ascolti perché non mi interessa, ma dubito che il giro donne abbia fatto grandi ascolti. E basta anche vedere la differenza di commenti tra giro uomini e donne sul sito più seguito. La trasmissione RAI sembrava quasi dare fastidio al palinsesto, prima si staccava meglio era e a volte non si sono viste neanche le premiazioni, al cui proposito non capisco perché in RAI si ostinino a farle vedere in lieve differita e trovino più interessante andare in studio e mostrarci Garzelli e Fabretti. Quest’ulimo poi è una jattura per il ciclismo. Forse di dtereminante in diretta si sono persi solo l’attacco di Niedermaier nell’ultima tappa. Comunque la capacità di raccontare il ciclismo attuale è minima, sorvoliamo sui temi dei bambini scritti da Genovesi. In quanto a popolarità la riservatezza non paga, e se Vingegaard Vos e Van Der Breggen sono persone riservate meglio per loro. Però neanche un grande personaggio che dice tante cose interessanti come Vollering sono capaci di raccontare.
Saluti
AA
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