Il mese di aprile è stato per me un mese particolare: tante nuove esperienze si sono sovrapposte al momento forse più intenso di tutta la stagione ciclistica.
Giro delle Fiandre
Tralasciamo pure che la gara non sia stata trasmessa in chiaro, non è l’articolo giusto per fare polemica. Da quel che ho potuto recuperare da vari video online, Pogačar ha staccato Van der Poel con grande facilità: una vittoria senza grandi colpi di scena. Il colpo di scena è arrivato invece da parte di Van Aert, quarto ai piedi del podio. Un bellissimo segnale che ha fatto crescere le speranze di molti di noi (e forse anche le sue) per il resto della campagna del Nord. Ma si sa che tra le speranze e la realtà c’è spesso un abisso e a questo punto avevo deciso di rimanere con i piedi per terra.
Parigi-Roubaix
Non so cosa mi sia passato per la testa quando mesi fa decisi di prendere un biglietto per vedere Turandot alla Scala di Milano senza controllare le date delle corse di aprile. Mi è bastato sapere che quest’anno cadeva il 150 anniversario dell’opera e non ho avuto dubbi (a tal proposito, se potete vederla dal vivo ve la consiglio). Potrete immaginare come ho vissuto il pomeriggio: durante gli atti dell’opera completamente rapita dalla musica e dalla scenografia, durante gli intervalli presa a cercare aggiornamenti sulla corsa. Al primo intervallo sono venuta a sapere che Van Aert era ben posizionato e che avrebbe potuto ambire a un podio (non osavo immaginare una vittoria con Pogačar lì affianco). Il secondo intervallo è caduto proprio quando mancavano 4 Km e non ho potuto fare a meno di collegarmi per vederli (non preoccupatevi, durante l’intervallo è legale). L’emozione di vedere Wout ancora lì, che poteva davvero giocarsela fino alla fine. La trepidazione all’entrata del velodromo, i battiti che accelerano quando sorpassa Pogačar, gli occhi che inumiditi ancora non riescono a cogliere appieno quello che hanno visto. Ci siamo tutti sentiti un po’ Van Aert in quel momento, per tutte quelle volte che non abbiamo mai mollato anche quando nessuno avrebbe scommesso su di noi. Non è stata la nostra vittoria ma in qualche modo abbiamo sentito di aver vinto anche noi.
Amstel Gold Race
In questo caso non è stata solo la mancata diretta della Rai a non permettermi di vedere la corsa: io stessa ero impegnata a fotografare una gara e in casi come questi non sono ammesse distrazioni. Per mia fortuna, da quel che ho potuto recuperare più tardi, la gara sembra essere stata abbastanza lineare con l’apice del climax proprio nella volata finale vinta da Evenepoel. Sono rimasta contenta per il secondo posto di Skjelmose, che conferma di avere un feeling particolare per questa gara vinta l’anno scorso.
Liegi-Bastogne-Liegi
Questa è stata l’unica gara che sono effettivamente riuscita a vedere in diretta del mese di aprile e non ne sono dispiaciuta; significa che ho avuto un mese pieno di cose belle da vivere fuori dai social e dagli schermi. Ho colto questo momento di tranquillità per godermi la gara e riflettere su questo inizio di stagione. Per quanto riguarda la corsa, ho apprezzato tantissimo la sfida Pogačar-Seixas: ho trovato bellissimo poter vedere due generazioni a confronto, presente e futuro che si scontrano in quello che è stato solo il primo di molti altri tête à tête. A questo proposito, bisogna considerare che Seixas è giovanissimo ed è cruciale che venga accompagnato nel modo giusto verso la sua maturità atletica. A mio parere, c’è il rischio di mettergli sulle spalle delle aspettative troppo grandi: Seixas appassiona e fa crescere con estrema velocità le speranze del ciclismo francese e per questo penso che chi lo circonda debba prestare attenzione al carico di lavoro, fisico e soprattutto mentale, da mettere sulle spalle di un ragazzo di 19 anni. É vero che un campione per essere tale deve riuscire a far fronte a entrambi ma non bisogna dimenticare che è ancora in una fascia di età delicata e che un approccio sbagliato potrebbe affossare qualsiasi tipo di speranza.
Un epilogo
Aprile è stato sinonimo di tante nuove esperienze, sfide accattivanti e lavori interessanti. Ho seguito la stagione di ciclismo su strada élite ma sono anche andata a fotografare per il Gran Premio del Perdono scattando foto sporgendomi dal finestrino di una macchina in corsa, ho scattato per una gara di giovanissimi, per una gara gravel, per una conferenza di ciclismo, pubblicato delle foto su rivista e su siti web. In questo mese la mia passione per il ciclismo si è spostata fuori dai social per provare a diventare qualcosa di più concreto. Non so ancora come saranno i mesi a venire e cosa mi riserverà il futuro. Per ora posso solo dire che vivere il ciclismo fuori dagli schermi è una delle cose più belle del mondo.
