Il 13 aprile si terrà la Parigi-Roubaix, edizione numero 122

Ci siamo dunque. Il momento più atteso della stagione primaverile sta per arrivare e porta con sé delle novità importanti rispetto all’anno passato.

Da Compiègne al velodromo André Pétrieux: 259,2 Km per fare la storia

Ci sono due importanti cambiamenti rispetto all’edizione precedente della Parigi-Roubaix che promettono di cambiare il corso della gara: il primo riguarda l’introduzione di due nuovi settori in pavé e il secondo riguarda l’avvicinamento alla foresta di Arenberg.

I tratti in pavé, 30 in totale, cominciano circa 95 Km dopo la partenza da Compiègne: inizialmente potremo vedere i movimenti per la creazione della fuga di giornata ma sicuramente il pensiero dei corridori è già molto avanti nel percorso, verso la foresta di Arenberg.

Si dovrà prestare però molta attenzione ai due nuovi tratti in pavé, posti rispettivamente dopo 130,9 Km e 133,8 Km, che sebbene non siano tecnicamente molto difficili vanno a creare un susseguirsi di 5 settori praticamente senza asfalto. La difficoltà risiede quindi nel rimanere concentrati per diverso tempo sui ciottoli e e resistere alla fatica che comporta passare diverso tempo sulla bici in quelle condizioni.

Dopo questa fatica mancheranno circa 30 Km alla foresta di Arenberg e i corridori avranno tempo per recuperare un minimo le energie, prestando molta attenzione però alla loro posizione all’interno del gruppo e alle variazioni introdotte nel percorso.

Infatti, è molto importante per i big in gara andare ad affrontare tra i primi quel famoso tratto di Parigi-Roubaix per evitare il più possibile di rimanere coinvolti in incidenti e cadute.

La foresta di Arenberg: il cuore dell’inferno del nord

Arenberg, un luogo ormai quasi mistico che spinge al limite ogni atleta e può determinare la sconfitta in meno di un secondo: basta una caduta o una foratura per mettere fine ai sogni di vittoria.

Ormai da qualche anno gli organizzatori stanno cercando diversi modi per rendere più sicuro quel tratto di gara e far arrivare i corridori con meno velocità. L’anno scorso era stata creata una doppia curva molto stretta con lo scopo di diminuire la velocità del gruppo: è stato ottenuto l’effetto desiderato ma probabilmente la novità è stata trovata troppo macchinosa, dal momento che quest’anno è stata fatta una scelta diversa.

Avvicinamento alla foresta di Arenberg

Infatti, ora l’avvicinamento alla foresta di Arenberg è più fluido e sebbene conta ben quattro curve a 90° circa, non dovrebbe essere pericoloso; sicuramente meno pericoloso di un avvicinamento a tutta velocità. Qualche centinaio di metri prima dell’ingresso della foresta si lascerà Avenue Michel Rondet per passare con una curva secca a sinistra sulla strada parallela vicino alla miniera, la Rue de Croy. Appena prima dei binari della ferrovia si tornerà sull’Avenue Michel Rondet e si entrerà subito nella foresta, a una velocità decisamente inferiore a quella che si ottiene percorrendo solamente Avenue Rondet.

Verso il velodromo André Pétrieux

Da lì in poi si continua con il percorso tradizionale ed è tutto un susseguirsi di tratti in asfalto alternati a tratti in pavé in una sequenza devastante per qualsiasi ciclista, fino ad arrivare agli ultimi due settori in pavé a quattro e cinque stelle: Mons-en-Pévèle e Carrefour de l’Arbre, che saranno determinanti per il finale.

Il primo può risultare molto polveroso in assenza di piogge e l’insidia principale è una curva ad angolo retto posizionata a metà strada. A meno di un chilometro dopo la sua fine si arriva già al Carrefour de l’Arbre, posto a 17 Km dal traguardo. Può risultare determinante qualora la gara non si sia decisa prima ed è proprio qui che Van der Poel l’anno scorso ha fatto il vuoto dietro di sé. Occhi puntati, dunque, proprio su questi due tratti.

A questi seguono altre tre sezioni in pavé senza particolari insidie, l’ultimo posto a poco più di un chilometro dal traguardo della Parigi-Roubaix, che sono affrontati con ormai tantissima fatica nelle gambe e possono per questo rivelarsi più difficili del previsto.

Ed eccolo lì, finalmente, il velodromo André Pétrieux, che ha visto trionfare negli anni molti campioni. Probabilmente ci ricordiamo tutti la stupenda vittoria di Sonny Colbrelli nel 2021 davanti a Van der Poel: Colbrelli, dopo una caduta e una foratura, viene ripreso da Van der Poel e Vermeersch ma una volta dentro al velodromo non ce n’è per nessuno. L’azzurro compie una volata a dir poco perfetta e vince la più dura delle classiche monumento, soprannominata l’inferno del nord.

In lotta per scrivere la storia

Quest’anno però la storia è ben diversa: nel frattempo Van der Poel ha vinto la Parigi-Roubaix due volte consecutive, nel 2023 e nel 2024, dimostrando di sapere bene come vincere sul pavé (ha anche vinto due Giri delle Fiandre nel 2022 e nel 2024).

Inoltre, al via della Parigi-Roubaix ci sarà anche Pogačar. Non ha mai partecipato a questa gara ma le capacità non gli mancano affatto: dai dati che ha reso pubblici in questi giorni riguardanti il suo allenamento per il Giro delle Fiandre sappiamo bene che può correre tempi da record anche sul pavé. Aspettiamo quindi la gara di domani per vedere cosa sa realmente fare in una gara del genere.

Pogačar al Giro di Lombardia 2023, vinto dallo sloveno

Non bisogna poi sottovalutare anche altri atleti che si sono distinti nelle classiche del nord, a partire da Pedersen e Van Aert. Il primo si è classificato terzo alla Parigi-Roubaix l’anno scorso e terzo al Giro delle Fiandre nel 2023, mentre il secondo è arrivato terzo alla Roubaix del 2023. Per quanto riguarda Van Aert bisognerà vedere quanto avrà pesato la sconfitta subita ad Attraverso le Fiandre e come affronterà la gara di domani, ma speriamo in una buona prestazione e soprattutto in un ritorno di fiducia.

E che dire di Ganna? Il nostro campione non parte probabilmente da favorito assoluto, ma vedendo gli ottimi tempi che ha tenuto alla Milano-Sanremo non possiamo di certo escluderlo: non è da tutti resistere agli attacchi di Van der Poel e Pogačar e Ganna l’ha fatto egregiamente. In volata, poi, è anche riuscito a rimanere davanti a Pogačar. Si capirà probabilmente di più al termine del Giro delle Fiandre, ma tutto fa ben sperare in un ottimo risultato anche alla Parigi-Roubaix.