Certe vittorie sanno di passato. Di qualcosa che non ho fatto in tempo a vedere e di cui avevo nostalgia. Quella di oggi è una vittoria di questo tipo.

Attendevo con apprensione il Monte Sante Marie, memore dell’impresa di due anni fa. Quando l’ho visto attaccare mi sono detta: “Ecco, la storia si ripete”. Ed effettivamente è così, con qualche piccola differenza. Oggi c’è un tratto di sterrato dedicato a Pogačar e si profila un poker di vittorie che nessuno è mai riuscito a ottenere prima. Le aspettative sono alte, temo possa cadere (metaforicamente e non, visti i precedenti).

Sui social subito gira la stessa frase già letta e riletta la scorsa stagione: “Ora la gara è distrutta, è inutile vederla”. Leggo e non capisco. C’è Seixas che tiene duro, Del Toro che fa una gara eccelsa, Pogačar sulla strada per battere un altro record. Più che una gara distrutta io vedo la storia del ciclismo che si sta scrivendo davanti ai miei occhi, presente (Pogačar), futuro (Del Toro, Seixas) e passato (imprese di altri tempi) che si uniscono e compongono un nuovo capitolo, una nuova sinfonia.

Si guarda spesso con nostalgia al passato, ricordando imprese che ormai non si vedono (quasi) più. Perché nel momento in cui un corridore ricrea una situazione molto simile viene subito criticato? Domanda a cui non so rispondere. Continuo a seguire la gara e intanto ci penso. Vedo Le Tolfe, un mare di gente che sprona ogni ciclista che passa, vedo Seixas, giovane e senza paura sfidare il gigante, vedo la salita di Santa Caterina, un frastuono inconfondibile. E mi rassicuro: le imprese d’altri tempi esistono tutt’oggi e non c’è ancora bisogno di difenderle.