In queste settimane, su Instagram abbiamo letto insieme i primi quattro capitoli di “Vicini alle nuvole“, ad opera di Gregorio e Magrini (edizione Hoepli, Milano, 2023) su Pantani, Contador, Pogačar e Nibali. Mi ha fatto davvero piacere portare avanti questa lettura interattiva e leggere i vostri commenti.

Fermiamoci un momento per fare il punto della situazione. Piccolo disclaimer: chi è fan assoluto di Magrini non prosegua nella lettura di questo articolo.

I primi tre corridori sono raggruppati sotto il titolo “I fuoriclasse”, mentre Nibali apre il segmento intitolato “L’arte di saper stupire” ed è accompagnato da Froome e Battaglin, di cui parleremo più avanti. Ho deciso di fare un primo articolo in questo momento del libro perché sono sostanzialmente sorpresa per come vengono descritti questi 4 campioni e non in modo del tutto positivo.

Personalmente, ho apprezzato molto il modo in cui è stata raccontata la storia di Pantani: ho trovato un giusto equilibrio tra storia, aneddoti ed emozione. Sfortunatamente non ho avuto modo di vedere Pantani correre ma grazie a questo libro sono riuscita ad avere un piccolo scorcio, un piccolo indizio di come sarebbe potuto essere e devo dire che ho sentito nostalgia di qualcosa che non ho mai vissuto.

Quando un libro riesce a trasmettere emozioni simili allora si può dire che riesce a connettere scrittore e lettore in una realtà nuova e allo stesso tempo già esistente: quella nuova creata dal libro e quella esistente nella mente dello scrittore. Anche confrontandomi con qualcuno su Instagram ho ricevuto più o meno gli stessi feedback e soprattutto ho trovato un amore per Pantani pressoché unanime, anche a distanza di anni. Nel complesso, quindi, questo primo capitolo mi convince e lo promuovo a pieni voti.

Del tutto diverso è il discorso su Contador. Non ho trovato la narrazione per nulla convincente: pareva per certi versi voler imitare la scrittura del primo capitolo senza però riuscire a trasmettere la stessa emozione. Non so se gli autori si siano resi conto di aver scritto bene il primo capitolo e abbiano tentato di ricreare la stessa ricetta per il secondo, ma l’esito, a mio, parere, non è stato vincente.

Provo a spiegarmi meglio: si è utilizzato uno stile di scrittura quasi epico, adatto a una storia tragica e imponente come quella di Pantani, fatta di amore, tradimenti, delusioni ma non per una come quella di Contador che, in fin dei conti, a mio parere non si può proprio paragonare in tutto e per tutto a quella del pirata. Insomma, mi è sembrata una scrittura forzata. Avrebbe giovato di più alla narrazione distinguere i due campioni con una scrittura diversa: la sensazione è quella di essersi lasciati alle spalle la parte migliore del libro.

Per lo stesso motivo non ho apprezzato il capitolo su Pogačar. Le 20 pagine circa dedicate alla storia dello sloveno sono essenzialmente una biografia che a mio parere non necessitava del tono epico dedicato alla storia di Pantani. Certo, alcune imprese sono state bellissime, come la vittoria su Roglič al Tour de France, e non metto assolutamente in dubbio che siamo di fronte a un campione, ma se si è usato un tono del genere per le sue prime imprese come si descriverà la sua vittoria storica al Giro di Lombardia avvenuta proprio quest’anno a distanza di due anni dalla scrittura del libro? Insomma, a mio avviso toni inappropriati per una biografia senza aneddoti esterni di un ciclista con ancora diversi anni di carriera e imprese da compiere davanti a sé.

La pecca più grande del capitolo risiede, a mio avviso, nella mancanza di aneddoti: i contatti e le conoscenze per recuperare aneddoti interessanti e divertenti agli autori del libro non mancano. Non so se la loro mancanza deriva dal fatto che Pogačar è ancora un corridore in attività, ma sono sicura che non mancano nemmeno interviste dove si possono trovare curiosità o video (anche non ufficiali: lo sloveno è attivo sui social, così come i suoi amici) riferiti alla quotidianità che sarebbero stati d’aiuto per dipingere un ritratto più umano del ciclista: capitolo bellissimo se cercate una biografia nuda e cruda, meno se cercate il ritratto dell’uomo.

Arriviamo al capitolo su Nibali. Sinceramente non avevo grandi aspettative arrivata a questo punto ma devo ammettere di essere rimasta piacevolmente sorpresa. Di queste pagine ho apprezzato soprattutto la forte presenza di aneddoti che insieme vanno a descrivere la personalità e il carattere sportivo del campione italiano.

La presenza di aneddoti esterni aggiunge ricchezza alla scrittura e varietà non solo a livello di fatti ma anche a livello di prospettive: ci viene fornito un Nibali visto da persone diverse e questo aiuta ad avere una visione il più completa possibile dell’uomo, cosa fortemente dimenticata nel capitolo precedente. In questo capitolo viene affrontata l’annosa questione del ciclista italiano da grandi giri che manca all’Italia: mancava due anni fa (ormai tre) e manca ancora. A non mancare, però, sono diversi segnali positivi da alcuni giovani e secondo me già nella prossima stagione potremmo capire qualcosa in più.

Vedremo, andando avanti con la lettura, cosa ci riserveranno i prossimi capitoli. Per ora ci lasciamo con un giudizio non del tutto positivo (fan di Magrini: vi avevo avvisato) ma mancano ancora alcuni capitoli e i corridori di cui si parla sono sicuramente interessanti. Un piccolo spoiler: Froome, Landa, Scarponi. Sono atleti che possono far ribaltare qualsiasi giudizio negativo, ora rimane tutto nelle mani degli autori.