Pensavo, mentre mi dirigevo verso Legnano, che mi sarei trovata in una situazione simile a quella del giorno prima. Con mia grande sorpresa, invece, appena arrivata mi sono resa conto che per i fotografi avevano riservato un piccolo quadrato davanti al palco, niente a che vedere con la Coppa Agostoni.
Ammetto di essere rimasta un po’ spiazzata, mi chiedevo come avrei fatto a ottenere buone foto controluce senza avere l’esperienza necessaria e senza un obiettivo pienamente adeguato alla situazione. Visto che lo spazio era limitato ho provato a giocare con le prospettive e i primi piani per sperimentare con le inquadrature. Mentre la presentazione delle squadre andava avanti ho visto un’immagine bellissima: Moscon intento ad accarezzare la sella della sua bici. Sono riuscita a fotografarlo e penso sia la foto più bella che ho scattato in questi due giorni, o almeno quella più speciale ai miei occhi. In un piccolo gesto come questo è raccolto, a mio parere, tutto l’amore per il ciclismo. A qualcuno potrà sembrare esagerato ma la sensazione che avuto sul momento è stata proprio quella di trovarmi davanti a un momento intimo: un momento a due, tra il ciclista e la sua bici, che chissà quante altre volte hanno vissuto.

Proprio quando ho pensato che non c’era più niente da vedere e che mancava solo la partenza accade quello che mai mi sarei aspettata di vedere dal vivo, ovvero il tunnel di bici che accompagna al via il ciclista che corre l’ultima gara della sua carriera. Con il senno di poi ammetto che avrei dovuto immaginarlo, sapevo che Nizzolo avrebbe corso l’ultima gara alla Coppa Bernocchi. Forse per la novità della situazione, forse per l’inesperienza non ho proprio pensato a questa possibilità e per questo non ho purtroppo nessuna foto.
Tuttavia sono riuscita a vederlo e soprattutto a sentirlo. Certo, le foto sono belle, mi sarebbe piaciuto averne una ma mi ritengo estremamente fortunata per aver potuto anche solo assistere a un momento del genere. Ho sentito il rumore delle ruote, lo speaker, le urla dei tifosi e dei ciclisti stessi. Tutto questo nell’insieme ha creato per pochi secondi un mondo a sé. Mi sono spesso chiesta cosa prova un ciclista quando attraversa quel tunnel e non so se mai riuscirò a chiederlo a qualcuno che ci è passato. Lo terrò a mente sperando di avere ancora l’opportunità di vedere un momento come questo.
È arrivato poi il momento di cui si parla poco: tornare a casa con migliaia di foto da guardare. Personalmente in questo momento stavo ancora facendo fatica a credere di aver vissuto davvero due giorni così ma ho le foto come prova indissolubile del fatto che ce la posso fare, che posso tornare a vivere giornate come quelle.
Certo, c’è la grande possibilità che rimanga solo un hobby per il quale debba prendere le ferie dal mio vero lavoro. E va benissimo così. Non perché non voglia migliorare la mia tecnica o non voglia impegnarmi per ottenere di più ma semplicemente perché è stato bellissimo. Avevo la leggerezza di chi va lì per hobby, per divertimento, l’emozione di chi è prima di tutto appassionato e poi forse fotografo. Cosa c’è di meglio che vivere le gare in questo modo? È una sensazione che mi tengo stretta e che cercherò di vivere anche nelle eventuali prossime occasioni. Non voglio che il tempo mi tolga la leggerezza, che il lavoro mi rubi le emozioni. Non voglio perdere tutto questo e starò attenta a custodire questo piccolo desiderio, mi darò da fare per nutrirlo, farlo crescere e fiorire.
