Siamo finalmente giunti alla fine di questa stagione: di sicuro non era scontata (almeno non del tutto) e ha riservato alcune sorprese.
Un film dalle mille emozioni
Aver chiesto la vostra opinione mi ha permesso di farmi un’idea dei momenti che sono piaciuti di più e per questo vi ringrazio. Fa sempre bene ascoltare altre voci rispetto alla propria e devo dire che mi avete dato prospettive diverse su cui riflettere.
Il leit motiv dei commenti e delle risposte che ho potuto leggere si può riassumere così: prima parte di stagione entusiasmante con le classiche del Nord e il Giro d’Italia. La seconda parte di stagione invece ha colpito meno anche se ci sono stati momenti belli, come ad esempio la prima vittoria di Pellizzari e i mondiali su strada che, anche se l’esito sembrava già scritto, hanno saputo emozionare a modo loro.
Leggere i commenti è stato particolarmente interessante, perché mi ha dato modo di rivedere la stagione come un film, fotogramma dopo fotogramma, ognuno dei quali rappresenta una scena che mi avete descritto. Un film carico di emozioni: come altro descrivere un racconto che mostra la lotta contro ogni logica in ogni sua singola scena?
Praticamente tutte le cose che mi avete scritto vanno nella direzione di mostrare la stagione 2025 come la stagione della lotta contro ogni logica ma mi soffermerò su 3 momenti in particolare che a mio parere riassumono alla perfezione questo concetto.
Tre scene per tre esempi
Il primo è la vittoria del Giro d’Italia di Yates sul Colle delle Finestre. Può sembrare a prima vista come una qualsiasi vittoria di una tappa di montagna che ribalta la classifica generale come se ne sono viste spesso ma quello che me la fa definire contro ogni logica è sapere che Yates l’ha scelta con la consapevolezza che su quella stessa salita un altro Giro l’aveva perso. A chi verrebbe in mente di giocarsi il Giro d’Italia su una salita che in un’altra occasione era stata fonte della sconfitta? Chiunque voglia giocarsi la vittoria sceglierebbe, logicamente, un campo sul quale sa di essere forte ma qua è stata fatta una scelta totalmente opposta, contro ogni logica.
Non può mancare il momento Wout (e chi legge i miei articoli da qualche mese sa benissimo perché). Van Aert è per me l’apoteosi dell’agire contro ogni logica: quanti hanno sostenuto che non avrebbe più ottenuto nessun risultato? Quanti dicevano che avrebbe fatto meglio a ritirarsi? E forse dal punto di vita logico avrebbero anche avuto ragione. In tanti decidono di ritirarsi quando ancora sono nel pieno della condizione, per concludere “in bellezza”, non sarebbe stata una scelta malvista. Anzi, mi pare che aver scelto di continuare dopo l’infortunio lo abbia messo di fronte alla gogna mediatica. Eppure, ha deciso di continuare nonostante tutto. L’amore per il ciclismo, per la bici, è stato più forte dei commenti negativi e lo ha portato nuovamente a vincere. “Amor vincit omnia” dicevano i latini e mi sembra un ottimo momento per ricordarlo.
L’ultimo momento che voglio ricordare è in realtà una serie di momenti uniti da un unico filo rosso. Strade Bianche, Mondiali ed Europei. Un trittico di gare accomunate da una freccia arcobaleno che corre in velocità facendo da apripista a tutto il gruppo. Penso che a questo punto abbiate bene in mente le scene a cui sto pensando. Prima di Pogačar pensavo che gli attacchi da lontano fossero una cosa del ciclismo del passato, una cosa che molto difficilmente avrei potuto veder fare da un corridore dei nostri giorni. Chi mai si sognerebbe, nel ciclismo di oggi, di attaccare da solo a più di 70 Km dall’arrivo? Ѐ una scelta fuori da ogni logica. Eppure, questa scelta ha prodotto delle imprese a dir poco pazzesche, che senz’altro ricorderò anche tra molti anni. Me ne ricorderò non tanto per le vittorie in sé, quanto per come sono state ottenute. Vedere la storia del ciclismo che viene scritta davanti ai miei occhi è qualcosa di impagabile, veder abbattere record che si definivano “di altri tempi” è entusiasmante.
Se c’è una cosa che ho imparato quest’anno, anche grazie a questi momenti, è non porsi mai limiti a priori. Ganna non si è posto limiti quando ha seguito con successo Pogačar sulla Cipressa. Pogačar non si è posto limiti quando ha attaccato a 100 Km dal traguardo in una gara con più di 5000 m di dislivello. Skjielmose non ha avuto paura ad attaccare e vincere l’Amstel Gold Race davanti a Pogačar ed Evenepoel. Certo, ci saranno state valutazioni, delle considerazioni, delle strategie e delle preparazioni particolari ma senza la consapevolezza e la convinzione di potercela fare non so quanto successo avrebbero potuto avere. In conclusione: ce la puoi fare fino a prova contraria.
