Ero pronta a scrivere stasera un articolo molto diverso sulle Vuelta, avevo già diverse idee su come impostarlo e di cosa parlare, ma non si può ignorare ciò che è appena successo.

La notizia è arrivata anche ai telegiornali italiani: l’ultima tappa della Vuelta è stata annullata a causa delle proteste pro Palestina, così come la premiazione finale. Ho tante domande senza risposta: perché usare la violenza durante una gara ciclistica? Perché la Israel Premier Tech non è stata esclusa dalle gare (come la squadra russa in un contesto simile)? Perché non manifestare anche sotto i palazzi del governo e davanti alle case dei politici?

Per le ultime due domande forse posso anche darmi una risposta: per motivi politici/economici (quale tra i due sia preponderante non lo so, ma solitamente c’entrano queste due cose) e per il rischio di essere arrestati e/o fermati più brutalmente. Ma per la prima domanda non ho risposta: perché usare la violenza mentre si chiede la pace?

Abbiamo visto, durante le tappe della Vuelta, diversi manifestanti che si lanciavano in mezzo alla strada per fermare fisicamente i corridori. Perché rischiare la loro vita? Se non seguite molto il ciclismo vi dico subito che anche una caduta banalissima può avere serie conseguenze, a maggior ragione una dove si va a più di 40 Km/h. Perché? Io risposte non ne ho. So solo che si può manifestare in modo pacifico senza mettere a rischio la vita di nessuno.

Di certo questi giorni hanno aperto un precedente piuttosto pericoloso per il ciclismo, ovvero la possibilità di manifestare con violenza senza nessun tipo di conseguenza. E sinceramente questa cosa non mi piace. Non per quanto riguarda la causa in sé (se mi seguite sui social questo l’avrete capito da un bel po’) quanto per i metodi utilizzati. Se è stato concesso tutto questo, fino a che punto si spingeranno le cose?

Avrei voluto parlare di Vingegaard, di Pidcock, di Pellizzari e di altri, ma stasera mi sembra giusto dare spazio a tutto questo. Per le riflessioni sulla gara in sé farò alcuni post durante la settimana soffermandomi su alcuni spunti.