I top del Tour de France

Il top da cui devo per forza partire è la maglia verde di Milan. Non era scontato riuscire a tenerla anche durante l’ultima settimana ma Milan vincendo la volata a Valence è riuscito ad assicurarla. Cosa si può dire di un ragazzo così giovane che alla sua prima partecipazione al Tour de France prende la maglia verde? Solo che ci aspetta un futuro ancor più spettacolare.

Un altro top è ovviamente Pogaĉar: il vantaggio l’ha raccolto principalmente nelle due cronometro e soprattutto sulla salita di Hautacam, dove ha preso l’iniziativa a 11 Km dall’arrivo rifilando ben 2 minuti e 10 secondi a Vingegaard (aggiungo una grafica così potete vedere il punto in cui ha attaccato). A mio parere questa è stata la tappa decisiva del Tour de France: lo sloveno ha approfittato del picco del suo stato di forma a discapito di un Vingegaard che ancora doveva crescere di condizione.

Salita di Hautacam del Tour de France

Ciliegina sulla torta è il tentativo di vincere la tappa di Parigi: in quanti con la maglia gialla assicurata avrebbero tentato una follia del genere? Probabilmente nessuno ed è per questo che lo sloveno ci piace così tanto.

Altro top è Van Aert. In primavera si parlava di lui come un corridore finito e, sebbene non si sia fatto particolarmente vedere nelle settimane precedenti, ha ottenuto una vittoria ambitissima davanti allo sloveno. Risulta chiaro in questo modo, per chi non fosse ancora convinto, che Van Aert può ancora dare molto al ciclismo: nel giro di un paio di mesi ha vinto la tappa delle strade bianche al Giro d’Italia, la tappa finale del Tour davanti a Pogaĉar ed è stato fondamentale per la vittoria del Giro di Yates.

Terrei anche Vingegaard nei top della settimana: primo degli umani, ha dato comunque distacchi più che notevoli a tutti i top 10 e ha mantenuto viva una gara che altrimenti sarebbe stata a senso unico. È vero che non ha quasi mai avuto quel quid in più per battere lo sloveno, ma la sua determinazione non può che essere ammirevole, senza contare che è andato sempre a podio nel Tour negli ultimi 5 anni: esempio di costanza e determinazione.

I flop del Tour de France

Passiamo ai flop, uno su tutti la tattica della Visma nella tappa regina. L’idea di isolare Pogaĉar era buona, ma è stata messa in atto troppo presto e le cose si sono rivoltate contro Vingegaard stesso. Altro flop, a livello di squadra, è la Bora: non ha vinto nessuna tappa in questo Tour de France. È vero che ha centrato il terzo posto con Lipowitz, ma da una squadra con quei corridori mi sarei aspettata una vittoria di tappa.

A questo si collega la situazione di Roglic: dopo aver perso ha perso il podio pensavo puntasse a qualche vittoria di tappa ma non ci è riuscito. Dopo l’uscita prematura dal Giro d’Italia speravo potesse arrivare più in forma e avere un risultato migliore. Rimane il fatto che chi gli è arrivato davanti e ha vinto le tappe appartiene perlopiù alla nuova generazione e sono stati tutti quanti delle belle sorprese. Ci stiamo forse trovando davanti a un declino inevitabile?

Un altro flop, a mio parere è stata la tappa regina del Col de la Loze (e mi riferisco alla tappa in sé, non alla tattica Visma di cui parlato in precedenza). Con più di 5400 m di dislivello prometteva di essere la tappa decisiva del Tour e invece ha deluso le aspettative, quantomeno le mie: segno che un alto dislivello non equivale a grande spettacolo. La situazione è rimasta stagnante fino all’ultimo chilometro probabilmente perché nessuno aveva energie per fare qualcosa di più.

Come potete vedere, per me i fatti positivi sono più di quelli negativi, considerando anche lo spettacolo delle battaglie sul Mont Ventoux e le cronometro viste col fiato sospeso fino all’ultimo secondo.

Nel complesso, a questo Tour de France come voto darei un bel 9 (di cui nello specifico 1 per Milan e 1 per Van Aert). Sebbene il picco di spettacolarità sia avvenuto a mio parere nella seconda settimana e i distacchi si siano decisi praticamente tutti lì (parlo per i primi due della classifica generale), la terza è rimasta interessante grazie al Mont Ventoux, Milan e Van Aert.

Spesso nei grandi giri si hanno distacchi piccoli fino alla fine e si decide tutto nella terza settimana: in questo caso le cose sono state anticipate e sul momento ha creato in me un po’ di disappunto. Le mie aspettative non si sono concretizzate e non è andato tutto come mi ero immaginata. Come spesso accade nella vita, non sempre le cose vanno come vorremmo: questo non significa che l’alternativa che la vita ci pone davanti sia peggiore, ma solo che è diversa.

Dalla diversità e dalle nuove esperienze si può imparare molto e quest’anno, da questo Tour de France, ho imparato che le sorprese, quando arrivano all’ultimo momento (o all’ultima tappa) sono ancora più belle e rimangono impresse a lungo. Che è normale e umano dire di no e fare un passo indietro per la propria salute (se lo fanno campioni come Evenepoel e Van der Poel perché non puoi farlo tu?). Che si può festeggiare anche quando si arriva per ultimi. Che quello che conta, alla fine sono i legami con le persone.