Finita la seconda settimana non posso fare a meno di stilare un primo bilancio di questo Tour de France, tra fatti curiosi e analisi di gara.
La prima cosa che salta all’occhio è il ritiro di Evenepoel (diciamolo apertamente, che Pogačar sia maglia gialla non è la prima cosa che fa notizia). Nella prima cronometro il campione olimpico volava, sembrava potesse davvero fare cose molto interessanti in questo Tour de France, nella seconda affondava e veniva recuperato da Vingegaard a pochi metri dal traguardo. Uno smacco, uno schiaffo che ha fatto male persino a noi che guardavamo dalla televisione. Il ritiro è stato solo la conseguenza di una difficoltà sorta tre giorni prima ma che ha segnato terribilmente la sua gara. Mancanza di gambe? Mancanza di testa? O di entrambe? Solo lui può saperlo.
Se penso a quest’ultima settimana, un altro fatto curioso che mi viene in mente (ancor prima della leadership provvisoria dello sloveno) è l’assetto usato da Vingegaard per la cronoscalata. Ha usato una bici con i prolungamenti tipici della cronometro in linea e un caschetto aerodinamico a dir poco particolare: ammetto che non me ne intendo troppo di aerodinamica, ma proprio per questo mi chiedo perché portarsi dietro i prolungamenti quando si corre in salita? Non diventano più un peso che un vantaggio? Stesso discorso per il caschetto, che sembrava ben poco traspirante. Se qualcuno avesse risposte basate su dati scientifici li condivida pure nei commenti.
Vingegaard e Pogačar li considero per certi versi un binomio: sono considerati apertamente due avversari diretti, anche se i quattro minuti di vantaggio dello sloveno sul danese sembrano dire altrimenti. È sembrato un po’ a tutti che Pogačar avesse una marcia in più in ogni occasione, non solo di gambe ma anche di testa. La caduta non l’ha fermato dal vincere tappe nei giorni successivi ma anzi a volte è stato lui direttamente a condurre gli attacchi.
Sembra proprio avere il pieno controllo della situazione di corsa. Sembra un vero maestro anche nella gestione mentale visto che la cronoscalata l’ha affrontata senza radiolina, ma è proprio qui che io vedo la difficoltà: dovesse capitare una giornata negativa, dove viene meno il controllo su un aspetto della corsa (che sia la mancanza di gambe, il nervosismo dato dagli avversari, la gestione non perfetta delle proprie forze) potrebbe essere molto difficile rimanere in balia dell’ignoto e dell’improvvisazione.
Vingegaard, d’altra parte, sa che deve crescere di condizione in questi ultimi giorni per provare a prendere la maglia gialla e pare proprio che abbia tutta la determinazione necessaria. Mi auguro solo che la squadra si coordini nel migliore dei modi quando si sentirà in forma per attaccare viste le varie imperfezioni di questi giorni. A mio parere non è un’impresa impossibile, ma sicuramente difficile. Mi permetto di scrivere apertamente che un po’ tifo per Vingegaard: Pogačar può darci spettacolo anche da solo, ma è solo con la presenza di entrambi allo stesso livello che potremmo vedere duelli davvero spettacolari.
Sappiamo tutti il percorso che ci aspetta, sappiamo che a prescindere da quello che succederà ci emozioneremo ancora una volta di fronte a quelle salite. Divisa tra l’impazienza di chi vorrebbe vedere subito cosa succederà e la nostalgia di chi vorrebbe che certi momenti potessero durare un’eternità, vi auguro di godervi appieno queste ultime tappe del Tour de France. E che vinca, soprattutto, il Ciclismo.
