Così si chiede Marco Frigo in un post su Instagram una settimana fa, alle soglie della terza settimana del Giro d’Italia. È stato per me spunto di riflessione su cui ho riflettuto in questi giorni: cosa sognavo di vedere in questo Giro d’Italia?
Sognavo di vedere campioni non desistere davanti alle difficoltà e prendersi la loro rivincita. Van Aert ha fatto proprio questo: criticato fortemente all’inizio di questa stagione, ha corso un Giro d’Italia meraviglioso. Ha vinto la tappa con arrivo a Siena, difficile e stupenda, dimostrando a tutti che lui non ha ancora finito di vincere, ed è stato fondamentale a fine Giro per la vittoria di Yates. In molti lo hanno criticato per i suoi piazzamenti, senza magari provare a mettersi nei suoi panni. Proviamo a chiederci: quanto lavoro serve per tornare sé stessi dopo un incidente? Siamo sicuri di poterlo fare? Forse allora si guarderanno con ottica diversa i suoi risultati e si apprezzerà pienamente il suo lavoro.
Sognavo che arrivasse il momento di gloria per chi lavora sempre senza vincere mai. Quanto è bello quando un gregario riesce a portarsi a casa la vittoria? È il caso di Prodhomme, che vince la Biella-Champoluc. Qualcuno l’ha definita una tappa deludente, io per prima mi aspettavo più movimenti per la classifica generale, eppure abbiamo assistito a una vittoria bellissima, quella di chi mai si sarebbe sognato di poterla ottenere. Quanto vale, in questo caso, una vittoria di tappa? Forse più di quanto potremmo mai immaginare.
Sognavo di vedere l’amicizia al primo posto. In un mondo dove difficilmente qualcuno è pronto a dividere il successo con un’altra persona, vediamo invece Fortunato e Scaroni fare proprio questo. Ci hanno fatto vedere quanto è bello lavorare con e per un amico, offrendo la propria fatica per il successo dell’altro (uno per la maglia azzurra, l’altro per la vittoria di tappa). Mi è capitato di leggere commenti molto critici sulla scelta di arrivare insieme prendendosi per mano, ma non è forse questo l’emblema dell’amicizia? Prendersi per mano e camminare insieme sul percorso della vita, allentando la presa quando l’altro ha bisogno di un’esortazione e invece stringerla quando sta per cadere.
Sognavo di poter gioire insieme a chi sta affrontando momenti difficili. È quello che mi ha permesso di fare Verre con il suo secondo posto nella tappa di Sestrière. Commosso, a fine tappa ha raccontato di quello che ha passato durante il Giro d’Italia e delle difficoltà della sua squadra: nessuno di loro si è arreso e hanno combattuto fino in fondo per ottenere il risultato che volevano. Una storia di resilienza, che ci sprona a mantenere vivi i nostri obiettivi e le nostre speranze nonostante le difficoltà.
Sognavo che vincesse chi non ha paura di affrontare il passato. È quello che ci ha fatto vedere Yates sul Colle delle Finestre. Ormai sappiamo tutti cosa è successo anni fa su quella stessa salita, ma sappiamo davvero quanto coraggio ha avuto Yates per tornare su quella montagna e provare a vincere lì il suo Giro d’Italia? Quante volte noi non affrontiamo una situazione per paura di quello che è successo in un contesto simile? Quante volte dopo che non riusciamo a fare qualcosa a cui tenevamo molto decidiamo di lasciar perdere e non provarci più? Ecco, lui ha avuto il coraggio di tornare, più forte di prima, e di affrontare nuovamente quello che una volta gli aveva tolto il sogno della maglia rosa. Alla fine, vince chi crede fino alla fine nelle sue capacità e si presenta ad affrontare un’altra volta i suoi limiti.
