Lorenzo Masciarelli vince il GP Liberazione esattamente 50 anni dopo la vittoria del nonno Palmiro
Abbiamo letto sul suo volto la forte emozione una volta tagliato il traguardo: il ricordo per un caro amico, il pensiero per il nonno, la fatica che si scioglie, la felicità che si allarga e contagia tutti noi. È questo quello che ci ha regalato Lorenzo Masciarelli ieri al GP Liberazione.
Uno spunto di riflessione
La conduzione della gara è stata perfetta, ma vogliamo sottolineare una cosa: Lorenzo vince non solo perché ha avuto un’ottima strategia, ma anche perché, come precisato da lui stesso nelle interviste post gara, desiderava fortemente dedicare proprio questa vittoria all’amico scomparso e ha cominciato a crederci fortemente quando il vantaggio è diventato più consistente.
È un dettaglio che ci teniamo a precisare perché spesso, da semplici spettatori, non conosciamo le motivazioni e i desideri profondi che spingono ogni ciclista a dare tutto quello che ha in quella determinata occasione e capita che si giudichino troppo in fretta alcune scelte.
Non dobbiamo dimenticare che, prima di essere atleta, ogni ciclista è uomo: come tale, in ogni gara porta emozioni complesse e desideri che, insieme alla strategia e alla forma fisica, vanno a definire il risultato finale.
Possiamo davvero capire appieno cosa ha significato per Masciarelli vincere la stessa gara conquistata da suo nonno 50 anni prima? Probabilmente no, a meno che ci siamo trovati in una situazione molto simile. Possiamo però partecipare alla sua felicità, sostenerlo nelle scelte che deciderà di portare avanti, rispettandole e dandogli fiducia.
