Van der Poel vince la sua terza Parigi-Roubaix consecutiva, secondo Pogačar, terzo Pedersen e quarto Van Aert
Fin da subito l’andatura di questa Parigi-Roubaix è molto sostenuta e la corsa è controllata dalla UAE e dalla Alpecin, facendo già prevedere quale sarà l’andamento della gara. A causa dell’asfalto bagnato dalla pioggia nella notte i primi incidenti si verificano ancora prima di arrivare sui tratti in pavé e si verificano delle cadute che vedono coinvolti anche Van Aert, Philipsen e Stuyven. Insomma, fin dall’inizio le difficoltà non mancano.
A 160 Km dal traguardo si incontra il primo settore in pavé a Troisvilles à Inchy e cominciano le forature, a partire da quella che colpisce Ganna: è in testa al gruppo ma si trova costretto a cambiare bici e a rimanere indietro. Riuscirà a rientrare solo a 125 Km dal traguardo circa, dopo aver speso moltissime energie.
I tratti di pavé si susseguono uno dopo l’altro e sono diversi i corridori che cadono uno dopo l’altro, anche se le condizioni della strada non sono particolarmente difficili. L’acqua caduta durante la notte si è ormai assorbita nel terreno e per questo non è presente la polvere che invece ha caratterizzato la Parigi-Roubaix Femmes il giorno prima.
Sorpresa alla Parigi-Roubaix: un attacco prima della foresta di Arenberg
La vera sorpresa è però il tratto di pavé di Haveluy to Walles, quello prima della foresta di Arenberg: qui infatti Pogačar decide di attaccare, andando a spaccare l’intero gruppo e facendo già una prima selezione. È qui che Ganna rimane attardato e deve dire addio alle sue speranze di vittoria: avendo già speso parecchie energie per ritornare in gruppo dopo la foratura, non è in grado di resistere all’attacco dello sloveno.
La selezione portata avanti da Pogačar continua anche nella foresta di Arenberg: questo tratto si rivela ancora una volta lo spartiacque della Parigi-Roubaix, dove si può vedere chi ha le carte in regola per vincere la gara. Infatti, all’attacco di Pogačar risponde prontamente Van der Poel e insieme creano un ulteriore spacco all’interno del gruppo. Qui Milan fora e anche lui, come Ganna, rimane fuori dai giochi.
Gli attacchi di Pogačar e Van der Poel hanno creato un gruppetto di cinque atleti (Pedersen, Philipsen e Bissegger) e, a 87 Km dal traguardo, sono riusciti a mettersi dietro qualche scomodo avversario, come Van Aert. Possiamo dire, a questo punto, che la tecnologia Gravaa può dare un grande aiuto ma probabilmente non può risultare decisiva quando la condizione dei corridori presi in esame non è alla pari. Al momento della scrittura di questo articolo sembra che né Van der Poel né Pogačar l’abbiano usata, per cui altre analisi saranno necessarie per valutare meglio questa tecnologia.
Un ulteriore scatto di Pogačar a circa 70 Km dal traguardo crea una nuova scrematura all’interno del piccolo gruppo, dove solo Van der Poel riesce a stargli dietro, mentre Pedersen viene frenato da una foratura e non riuscirà più a rientrare. Philipsen riesce però a rientrare per dare un aiuto al compagno di squadra e i tre pedalano insieme in armonia fino a 45 Km dal traguardo.
Mons-en-Pévele: cade Pogačar e Van der Poel vola
Qui infatti, sul tratto di Mons-en-Pévele, Pogačar e Van der Poel eseguono diversi scatti per provare a cogliere di sorpresa l’altro e a pagarne le conseguenze è Philipsen, che rimane attardato.
I due avversari procedono quindi insieme, fino a che Pogačar rimane vittima di un errore di calcolo: sbaglia una curva e finisce nel piccolo fossato a bordo strada. Costretto a cambiare bici, perde una ventina di secondi nei confronti dell’olandese.
Tutti gli occhi, a questo punto, sono puntati sul campione del mondo. Ha abituato a recuperi straordinari, come alle Strade Bianche, per cui un ritorno in testa alla gara non sembra impossibile. Tuttavia, Van der Poel oggi ha una marcia in più e a nulla valgono i tentativi dello sloveno per provare a recuperare dopo l’errore. Infatti, la sfortuna lo colpisce ancora ed è costretto a cambiare nuovamente bici (non sembra abbia forato, il motivo non è chiaro) perdendo secondi preziosi.
Un ulteriore colpo di scena avviene a circa 17 Km dal traguardo, dove Van der Poel fora ma intelligentemente continua a pedalare fino all’arrivo dell’ammiraglia per evitare di perdere tempo: la strategia funziona e il tempo perso è praticamente insignificante sul vantaggio ormai guadagnato. È infatti a poco più di un minuto sullo sloveno.
Un ultimo sforzo per entrare nella storia
Da qui in poi è una passerella per l’olandese: gestisce con tranquillità il vantaggio e affronta con attenzione i settori di pavé rimasti tra due ali di folla che non gli fanno mancare il loro appoggio.
Quando finalmente Mathieu Van der Poel entra nel velodromo, un boato lo accoglie: un nuovo pezzo di storia del ciclismo è stato scritto, il suono della campana sancisce l’ultima fatica per i guerrieri dell’inferno del nord.
L’olandese, al traguardo, alza tre dita al cielo in segno di vittoria: tre infatti sono le Parigi-Roubaix vinte di fila, come lui solo Lapize e Moser, ma è l’unico a farlo nel nuovo millennio. Con questa vittoria, il conto delle Classiche Monumento vinte sale a 8 e va a riprendere Pogačar, che dopo la vittoria al Giro delle Fiandre era salito a 8. La sfida per il maggior numero di Monumento vinte è ancora aperta e noi abbiamo la fortuna di poter assistere a questa lotta, che sicuramente entrerà negli annali.
La Parigi-Roubaix, ancora una volta, scrive la storia del ciclismo, il pavé determina senza pietà il vincitore: una lotta senza sconti che ogni anno con il suo fascino si riserva un posto d’onore all’interno delle Classiche Monumento.
